SCHEDE TECNICHE

 

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

Tribunale di Bologna www.perito-arte-antiquariato.it

La scheda è stata curata dalla prof.ssa Gaia Santoro

Il vetro dipinto.

Esistono quattro tipologie di dipinti su vetro. A seconda che si operi: 1) Sopra vetro, dipingendo sulla superficie anteriore, con vetro trasparente o specchiato. 2) Sottovetro (detta anche su vetro inversa), pitturando sulla superfice posteriore. 3) Fixé, incollando un dipinto alla superfice posteriore. 4) Eglomisé, operando per incisione della superfice posteriore argentata o dorata e poi colorando le parti così scoperte. Esiste una quinta possibilità chiamata a volte anch’essa sottovetro, consistente a conservare un dipinto tra due vetri, molto utilizzata nell’antichità. Più correttamente da chiamarsi a sandwich.  

Sia nella tecnica sopra vetro che sottovetro si può utilizzare un disegno visibile in trasparenza. Tutte queste tipologie risentono dell’umidità e del calore, sia per esposizione diretta al sole sia da altre fonti.

Sopra vetro. Quando si dipinge sul vetro è necessario addizionare i colori, soprattutto quelli non a olio, con sostanze aderenti per assicurarne l’adesione. Si può fissare la pittura dopo che si è asciugata, applicando sulla superficie pittorica un sottile strato il fiele di bue o della gomma arabica, colla liquida vegetale diluita con acqua (mescolando per metà la gomma arabica in acqua tiepida); la gomma arabica mescolata al colore, aiuta anche a stendere la vernice in modo uniforme e a tracciare linee fini. Si può anche utilizzare del succo d'aglio, dall'eccezionale potere adesivo, che viene passato con un piccolo panno asciutto. La presenza di fissanti acrilici, plastici o comunque di recente produzione, è prova di manifattura recente o di restauri; lo stesso vale per la presenza di colori acrilici o a base di solventi industriali. Questi dettagli tecnici valgono anche per la pittura sottovetro. La tecnica sopra vetro è stata utilizzata per ottenere particolari effetti luminosi, in particolare su specchio. I dipinti su specchio sono stati utilizzati raramente anche negli autoritratti.  Sottovetro. In passato, si componeva l'immagine utilizzando diversi strati di colore, i contorni venivano dipinti per primi con vernice a base d'acqua, così come le ombre e le luci. I solidi e gli sfondi erano coperti con vernice all'uovo (tempera all’uovo). La difficoltà consiste nel dover prevedere dettagli, ombre e luci. Si parte dal primo piano, poi con le inquadrature successive fino allo sfondo. Al giorno d'oggi, il colore all'uovo è sostituito dalla pittura ad olio e dalla pittura a base d'acqua con gouache, acrilico o mescolando pigmenti con vernici. La pittura su vetro richiede una grande padronanza tecnica perché il primo strato dipinto sarà il primo strato visibile e perché non è possibile ritoccare per correggere, ma solo asportare con un raschietto e ridipingere. Il vetro protegge la vernice e le dona una brillantezza impareggiabile, la rende luminosa e permette trasparenze dal più bell’effetto. La pittura su vetro è una tecnica antichissima, diffusa in tutto il bacino mediterraneo già nel periodo classico: una prima testimonianza si ha in periodo ellenistico. Dal Basso Medioevo invece si moltiplicano le opere giunte fino a noi ed i centri di produzione di immagini a tema sacro dipinte su vetro, o per meglio dire ‘sottovetro’, con la tecnica detta Hinterglasmalerei (pittura sottovetro), in particolare in Baviera, nell’alta Austria, in Boemia meridionale e a Venezia, città che vantava una notevole industria vetraria. Questa tecnica è stata praticata in Europa per diversi secoli. In Francia sono numerose le scene bucoliche e le composizioni asimmetriche. In Italia e Svizzera, prevalgono i paesaggi con piccole figure. Nei Paesi Bassi: scene d'interni, paesaggi nello stile di Ruysdael e marine. Nelle Fiandre: vedute di porti, battaglie navali e naufragi. In Germania: allegorie (le Quattro Stagioni, i Continenti, gli Elementi), costumi regionali e scene di caccia. La Spagna ha avuto una produzione importante i cui temi si avvicinano ai modelli tedeschi. Nell'Europa dell'Est, la Polonia, l’ex Cecoslovacchia, la Jugoslavia e la Romania si sono ispirate alla pittura iconografica. Più tardi, in Turchia, si illustrano i versetti coranici con colti ornamenti. L’India, la Siria e l’Iran si ispirano alla pittura delle miniature persiane, ma affrontano anche temi religiosi islamici. I dipinti africani su vetro illustrano in gran parte scene ingenue della vita quotidiana e più raramente, soggetti religiosi. In Cina sono state realizzate opere di grande delicatezza e altissima qualità tecnica. La pittura su vetro si sviluppa seguendo due indirizzi fondamentali; da un lato si afferma una pittura ‘colta’, opera dei maggiori artisti del periodo manierista, barocco e tardobarocco (si pensi al ritratto di dama dipinto su vetro dal pittore Giovanni Battista Lampi); dall’altro si sviluppa la Hinterglasmalerei come uno dei medium privilegiati dell’arte popolare europea, in particolare in area mitteleuropea. In questo genere di pittura popolare il pittore disegna prima i contorni con inchiostro nero, spesso ricalcando un disegno preparatorio su carta, per poi riempire le piccole superfici così delimitate con campiture di colore, in maniera piatta e uniforme, con minime sfumature e senza particolari virtuosismi. Il carattere semplice e schematico delle immagini denuncia l’estrazione popolare dei pittori spesso autodidatti. La pittura su vetro inversa è stata una tecnica utilizzata anche per realizzare film d'animazione contemporanei. Oggi alcuni artisti, unendo le tecniche della pittura su vetro colorato con quella del sottovetro, lavorano utilizzano grisaglie fissate sulla superficie mediante cottura a 630°.

Il vetro eglomizzato o verre égómisé dal termine francese, che sta per vetro dorato, è un processo in cui il lato posteriore del vetro è metallizzato, con foglia d’oro o di altro metallo, su cui poi incidere i disegni. La foglia può essere attaccata utilizzando un adesivo di gelatina, il che produce una finitura riflettente, oppure utilizzando adesivi a base di olio per ottenere una finitura più opaca. La doratura può essere combinata con la pittura inversa, applicando il colore nei punti incisi. Uno dei periodi fondamentali di quest’arte si sviluppò in Italia dal XIII al XVI secolo. Piccoli pannelli di vetro con disegni formati da dorature incise sono stati applicati a reliquari e altari portatili. Il metodo utilizzato è descritto da Cennino Cennini (1370-1427). È stata utilizzata anche in tutta Europa dal XV secolo, comparendo in dipinti, mobili, bicchieri, recipienti simili e gioielli. La tecnica risale alle epoche preromane, ma il suo nome deriva dal decoratore francese e artista del XVIII secolo Jean-Baptise Glomy (1711–1786), responsabile della sua ripresa. È anche spesso adoperata sotto forma di pannelli decorativi di specchio, quadranti di orologi, principalmente in America, e, nella storia più recente, come insegne per finestre e specchi pubblicitari. Fu molto utilizzata dal neoclassicismo sia in Francia sia in Russia.

La tecnica di fissare dipinti realizzati su carta, su avorio o altri supporti, mediante collanti al retro di un vetro

è stata utilizzata sia a fine protettivo, a esempio nelle miniature, sia per la brillantezza dei colori che se ne otteneva. Col tempo la perdita di adesione può provocare bolle e rigonfiamenti.

Oggi esistono diverse vernici, anche vetrificabili mediante cottura leggera, già pronte all’impiego, più simili come resa allo smalto che alla pittura su vetro.

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