SCHEDE TECNICHE

SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

 

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Il bronzo e il lusso

Nel recente numero 434 di “Antiquariato” di Giugno è apparso un articolo dal titolo “Settecento d'oro” a cura di Laura Signoretti. L'intento è quello di dare uno sguardo alla produzione di lusso del bronzo dorato nel XVIII secolo in Francia, prendendo spunto dalla mostra in corso alla Wallace Collection di Londra “Interni Dorati... ”. Pur trattandosi di un articolo puramente divulgativo, ritengo fruttuoso presentare alcune obbiezioni utili a meglio chiarire l'importanza e il ruolo del bronzo e dell'ottone dorato nell'arredamento del Settecento, onde evitare equivoci d’interpretazione storico-artistica in cui involontariamente si potrebbe incorrere dalla lettura del citato articolo.

La Signoretti, nella frase introduttiva: “Non è tutt'oro quello che luccica! Avrebbero dovuto capirlo gli aristocratici e i reali francesi... quella società cortigiana nascondeva dietro feste e fasti una ricchezza che ormai andava esaurendosi... ”, pare accreditare la tesi che l'adozione del bronzo dorato sia dovuta principalmente a motivi di carattere economico, L'evoluzione dei concetti arredativi è influenzata da una serie di fattori, oltre a quello economico, risultano altrettanto determinanti anche la tecnologia disponibile, l'evoluzione dei criteri architettonici e soprattutto il mutare dei concetti estetici. L'oro è sempre stato identificato con il sole e la sua luce. Non ci meraviglia quindi che Luigi XIV manifesti la sua grandezza e potenza con l'appellativo di Re Sole e nella costruzione di Versailles profonda oro e dorature ovunque a cominciare dalle statue delle fontane. Quale migliore esempio dell'opulenza degli arredi dell'epoca di quelli presenti proprio nella Wallace Collection, che possiede la più importante collezione di opere del grande André-Charles Boulle, con decori di bronzo dorato di Jean-Jacques Caffieri. Artisti che primeggiano con le loro opere all'inizio del XVIII secolo, artefici in primis dell'affermazione del bronzo dorato, cui non si accenna minimamente nell'articolo.

L'utilizzo del bronzo dorato tornato fortemente in voga dopo che Luigi XIV ne aveva proibito l'uso alla fine del Seicento, è affiancato dall'argentatura, molto amata e altrettanto praticata per tutto il secolo sia sul legno sia sul metallo; ma di queste opere in metallo argentato non sono sopravvissute che pochi manufatti, avendo in passato provveduto a dorarle quando l'ossidazione dell'argento le aveva rese esteticamente poco gradevoli. Il Rococò predilige gli effetti baluginanti della luce prodotti sia dal sole, che filtra dai vetri delle finestre, riflessi da specchi realizzati dalla manifattura reale di Saint-Gobain in grandezze non possibili in precedenza, sia quelli delle fiamme di candele, lumi e focolari dei caminetti. In architettura questo ad esempio comporta la sostituzione dei parapetti delle balconate in muratura con quelli in ferro battuto, che permettono un maggior passaggio della luce solare. Le superfici dei muri sono sempre più rivestite da boiseries scolpite e dorate e l'andamento delle decorazioni si fa sempre più tortuoso e asimmetrico per esaltare gli effetti di movimento e plasticità provocati dalla luce, che è bene ricordare non provenivano da una fonte fissa come nell'odierna illuminazione, ma mutava continuamente con il variare degli eventi atmosferici e lo spostamento del sole o con il tremulo bagliore della fiamma. L'amore per gli effetti luministici giunge al punto di munire i lampadari di vetri colorati. Trionfano le specchiere, che, non sono più obbligatoriamente inserite alla Berain nelle cornici dei camini, ma collocate a parete su consolles dorate di fronte alle finestre ne aumentano a dismisura i riflessi. L'oro presenta limiti fisici di sopportazione strutturale, e non permette certo di realizzare “serrature e cremonesi”, mentre la doratura in agemina, a conchiglia, ma anche ad or mulu è stata impiegata da sempre persino in epoca alto medievale ad esempio nei parati sacri, nelle armature, nelle armi, ecc. L'oro soprattutto non permette il magnifico contrasto delle dorature opache contrapposte a quelle brillanti, in particolare non risaltano efficacemente le bruniture, vero vanto della doratura al mercurio. (Sulla metodologia della doratura al mercurio vedi le schede già pubblicate). È importante ricordare che nel Settecento le dorature dei bronzi erano “mise en couleur”, ovvero ricoperte con una vernice trasparente di tonalità più o meno rossiccia per intonare i manufatti al colore dominante delle boiseriés di legno intagliato, dorate a foglia su fondo di bolo rosso che apparivano sempre più calde della doratura al mercurio. Per contro il vasellame per la tavola poteva essere ancora d'oro puro non dovendo sottostare ai vincoli appena descritti ed essendo di norma riposto; ricordiamo che il tavolo da pranzo fisso è invenzione ottocentesca, fino ad allora i pranzi erano imbanditi su tavoli componibili, che non permettevano l'esposizione permanente di suppellettili. Sul lusso è bene ricordare che i manufatti più costosi restavano comunque le stoffe di seta a gran opera impiegate con abbondanza nelle tappezzerie, tanto da rendere di norma le camere da letto le stanze più costose da arredare. Il piacere del vivere sostituisce negli ambienti e negli arredi l'aulica grandiosità dello stile barocco, ma non il desiderio di lusso. Il Settecento è stato denominato il secolo dei lumi, tale appellativo vuole rimarcare i grandi progressi compiuti in filosofia, ma anche soprattutto lo spirito moderno della ricerca scientifica basato su criteri maggiormente legati alla sperimentazione, sempre più autonomi dal principio di autorità; esempio significativo si abbandona il concetto di procedimento alchemico e nasce la chimica. Tuttavia tale definizione può essere applicata anche ai nuovi principi estetici con il trionfo della luce e di ogni tipo di corpo illuminante, fino a giungere all'invenzione della lampada Argan, che gassifica l'olio con una resa luminosa fino a cinquanta volte quella di un candeliere. Con l'avvento del neoclassicismo, epoca di cui principalmente si occupa la mostra alla Wallace, assistiamo al ritorno alla simmetria e il gusto della classicità impone ampie campiture bianche soprattutto nei soffitti fino all'affermarsi di colori neo pompeiani in particolare il rosso e in generale più scuri in sostituzione delle tinte pastello prima tanto amate. Per contro la doratura si libera della mise en coulour a favore di tonalità sempre più giallo limone, tipiche della doratura al mercurio, e al bolo rosso si sostituisce nella doratura a foglia quello giallo, che pure conferisce un tono più giallo; anche nel vasellame trionfa il vermeille di colore più freddo dell'oro puro. Anche l'illuminazione contribuisce a una diversa visione, le fiamme sono sempre più protette da tubi di vetro, come nell’accennata lampada Argand, o schermate come nelle bouillotte, e tremolano molto meno fornendo una maggiore staticità alla visione. La protezione delle fiamme permette di posizionare le lampade al centro dei tavoli e di ricamarvi intorno senza il rischio di dare fuoco al lavoro. Anche questo contribuisce allo spostamento degli arredi in centro alle camere e non più solo a parete vicino alle fonti fisse di luce.

 

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