SCHEDE TECNICHE

SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

 

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Gli strumenti scientifici, parte prima dall’antichità al medioevo.

Gli strumenti possono essere suddivisi, in base al loro utilizzo, in tre categorie principali: scientifici, pratici e dimostrativi. Possiamo distinguere tra strumenti di calcolo e di misurazione, tuttavia spesso essi possono, secondo l'uso, svolgere entrambe tali funzioni. Il nostro interesse si rivolgerà principalmente a quelli scientifici. La necessità di indagare la natura e più in generale l'ambiente che ci circonda, ci ha portati fin dal più remoto passato a espandere le nostre possibilità fisiche con l'ausilio dei più svariati utensili, frutto delle geniali invenzioni umane, ma sempre nel limite della tecnologia storicamente disponibile. Il ritrovamento di reperti e lo studio dei monumenti e dei documenti pervenutici ci hanno spesso stupito a fronte di tecnologie apparentemente non compatibili con le epoche storiche di riferimento. In realtà è stata la nostra ignoranza o superficialità nell'indagine a farci immaginare sorprendenti e immaginifiche risposte, sovente collegate a nostri preconcetti o al desiderio del soprannaturale e del meraviglioso, che sempre ha accompagnato, spesso fuorviandola, la ricerca scientifica. L'uomo tende a crearsi risposte che lo confortino di fronte allo stupore e alla paura dell'ignoto. In passato l'astrologia ha costituito un vero e proprio credo scientifico e tuttora l'oroscopo condiziona scelte irrazionali; tuttavia proprio la necessità di indagare efficacemente i fenomeni celesti costituì una spinta fondamentale allo sviluppo dell'astronomia, alla fabbricazione di strumenti appropriati e all'evoluzione tecnologica necessaria a manufatti sempre più sofisticati. Un altro importante stimolo è derivato dall'esigenza di misure orarie precise. I primi strumenti furono semplici e intuitivi. Un bastone piantato in terra forniva sia il rilevamento dell'ora grazie alla misurazione dell'ombra proiettata sia la latitudine grazie all'altezza sull'orizzonte del sole. Assolutamente sorprendente è il meccanismo di Anticitera. Strumento tecnologicamente evoluto, frutto della sinergia tra le due esigenze di misurazioni astronomiche e orarie, fu l'astrolabio, in grado di fornire, spostando manualmente due dischetti tenuti insieme da un perno: la latitudine, l’ora esatta, la data, l’altezza di un edificio, i punti cardinali, il nome e la provenienza dei venti, l’ascendente astrologico, la larghezza di un fiume, la mappa delle stelle, l’inclinazione del piano terrestre, ecc. Altro congegno antico è la sfera armillare (da armilla), nota anche come astrolabio sferico; un modello della sfera celeste inventato da Eratostene nel 255 a.C. Essa fu sviluppata dai greci e impiegata come dispositivo didattico già nel III secolo a.C. Con forme più grandi e precise era usata anche come strumento di osservazione, essendo la preferita di Tolomeo. La sfera armillare è costituita da una serie di anelli concentrici che ruotano intorno ad un unico asse. Nel mezzo degli anelli è posizionata una sfera che rappresenta la Terra. Alcuni degli anelli sono fissi, indicando la posizione di caratteristiche come l’equatore e i tropici, mentre altri possono essere ruotati. Gli anelli sono provvisti di una serie di marcature utilizzabili per allinearli. Il movimento apparente degli astri nello spazio è dovuto alla rotazione della Terra, che orbita intorno al sole, ma i primi astronomi lo ignoravano. Nel sistema tolemaico geocentrico, per il quale la terra immobile è posta al centro dell’universo, la sfera armillare ha aiutato a capire e spiegare i movimenti dei cieli, e questo strumento è stato costantemente aggiornato nel tempo, fino all’affermazione copernicana del sistema geocentrico del 1543. Un altro campo fondamentale d’indagine è quello della misurazione dei pesi. Nell’ideazione delle bilance s’intersecavano due mondi: quello concreto e quotidiano dell'utilità pratica e quello degli studiosi. La loro progettazione e utilizzazione necessitava del concetto di precisione e poneva ipotesi complesse che riguardavano la filosofia della Natura, per esempio come quelle concernenti il peso specifico e tuttavia una misurazione accurata era di grande importanza per i farmacisti come per molte categorie di artigiani: orefici, fonditori, cuochi, ecc. Per molto tempo, fino all'elaborazione del metodo di triangolazione impiegato per stabilire la posizione relativa di ciascun punto di un terreno e rappresentarla su una mappa in scala, scoperta risalente al secondo decennio del XVI sec., i principali strumenti utilizzati per le misurazioni dei terreni erano pertiche, aste e squadre a forma di L e di T di grandi dimensioni, corde o funi trattate con cera o con resina per renderle irrestringibili, uniti alle capacità di osservazione dell'agrimensore. Eseguire una misurazione topografica significava poco più che salire su un'altura e disegnare il terreno osservabile ricorrendo raramente alla misurazione. Il cubito è l’unità di misura antica più nota e diffusa. Dapprima era calcolata su base sessagesimale, poi con il cubito reale, dopo il 3.000 a.C., gli egizi la basarono sulla misura settenaria di sette palmi, collegabile astronomicamente ai sette astri mobili. È apparentemente incredibile che tali misurazioni empiriche siano state confermate dagli odierni rilevamenti satellitari, con uno scarto per quella sessagesimale (anteriore al 3.000 a.C.) basata sulla suddivisione della lunghezza di un meridiano terrestre, dello 0,0003 %. Questo dimostra la qualità e la precisione delle misurazioni degli antichi; sfatando certi miti odierni su presunti interventi extraterrestri. Ad esempio se è vero che gli egizi non conoscevano il valore esatto del pi greco (rapporto diametro circonferenza) essi riuscirono comunque a calcolare perfettamente l’inclinazione e l’altezza delle piramidi, calcoli per i quali è necessario conoscere tale rapporto, con un metodo assolutamente empirico. Per misurare rapidamente il terreno un cilindro è fatto rotolare sul terreno con una linea marcata di riferimento contando le rotazioni, se si sovrappongono tali cilindri, le loro altezze sono pari ai diametri degli stessi, con un rapporto circonferenza diametro perfetto. Anche in questo caso senza scomodare gli UFO. Il primo abaco, di uso simile all’odierno pallottoliere, pare che lo abbiano realizzato i Babilonesi intorno al II millennio a.C., ma s’ipotizza che esso fosse già comparso precedentemente in Cina. I più antichi furono costituiti da tavolette sulla cui superficie era steso uno strato di sabbia sulla quale si tracciavano segni indicanti i calcoli eseguiti; o ponendo sassolini (calculi) di forma differente cui si attribuivano valori diversi.

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