SCHEDE TECNICHE

SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

 

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Dal cristallo di rocca al cristallo di Boemia. Seconda parte dall’invenzione del vetro-cristallo a oggi.

La scoperta del vetro cristallo è avvenuta tra il 1674 e il 1676 in Inghilterra ad opera di George Ravencroft, che ottenne nel 1674 il brevetto per un vetro cristallino rassomigliante al cristallo di rocca. Egli sperimentò un vetro resistente, che grazie all’ossido di piombo evitava la formazione di zone cristalline. Solo il cristallo piombico fuso, costituito da una miscela di carbonato potassico, minio e sabbia, generalmente nella proporzione di 1 : 2 : 3 in peso e cui talora si aggiunge acido borico e ossido di zinco per aumentare lo splendore del prodotto, è da considerarsi cristallo. Esso è più o meno resistente alla molatura, secondo la quantità aggiunta di potassa ed è caratterizzato da notevole trasparenza, lucentezza e potere rifrangente, perfettamente incolore, denso, facile alla molatura; e grazie all’alto coefficiente di elasticità sonoro come bronzo. È chiamato: vero cristallo, cristallo inglese o cristallo francese.  

Commercialmente sono anche chiamati:

-Cristallo di Boemia, ottenuto con potassa, calce, barite, sabbia e ossido di zinco. Più duro, resistente e leggero di quello inglese.

-Mezzo cristallo di Boemia, composto di soda, potassa, calce e sabbia; più facilmente fusibile, ma meno incolore del precedente.

-Semicristallo o mezzo cristallo, detto anche cristallo speciale; in cui una parte di potassa è sostituita da soda, e una gran parte del minio da calce, barite e ossido di zinco. Esso tende leggermente, talvolta impercettibilmente, al giallognolo.

La proprietà del cristallo di prestarsi alla molatura e all’incisione, aumentandone la capacità rifrattiva, ne ha determinato il successo. La stessa tecnica era usata nell’Antichità per tagliare non solo le pietre dure, quali agata e sardonica, ma anche per il vetro. È probabile quindi che la tecnica d’intaglio del vetro sia stata ispirata dall’intaglio delle pietre dure e che le due manifatture spesso esistessero e s’influenzassero a vicenda. Per l’ottica si utilizza il flint-glass, ottenuto da materie prime purissime con abbondanza di ossido di piombo, inventato in Inghilterra nel 1750. Sempre nel Settecento un gioielliere alsaziano Georg Friedrich Strass, noto anche come Joseph Strasser, inventò lo Strass, che da lui prende il nome. Lo strass per l’elevato indice di rifrazione e la forte dispersione è utilizzato per imitare il diamante. Colorato con diversi ossidi metallici può anche essere usato per l’imitazione di altre pietre preziose. In Boemia nel Cinquecento erano attive quaranta fornaci. Il vetro boemo era sempre composto con la potassa, ottenuta dalle ceneri della vegetazione locale, al posto della calce sodata di quello veneziano. Dal Cinquecento, grazie anche a un nuovo tipo di forno detto appunto boemo, è fabbricato un vetro meno trasparente, ma molto più resistente del cristallo muranese e adatto all’intaglio. Nel 1683 Michael Muller (1639-1709), aggiungendo gesso ottiene una nuova formula per la produzione di un cristallo potassico brillante trasparente e resistente, adattissimo all’intaglio con la mola. Si superò quindi qualitativamente quello di Murano, sempre un po' verdastro, più fragile e con inclusioni di bolle d'aria e si produssero opere molto eleganti, con una varietà d’incisione e taglio, che meglio rispondeva alle esigenze del gusto barocco; ciò favorì la sua rapida diffusione in Europa, rimpiazzando in poco tempo il vetro cristallino veneziano, anche grazie alla produzione all’inizio del Settecento del vetro rubino. Nel primo terzo del Settecento fu diffusa da J. e D. Preisler in Boemia una variante della decorazione tedesca dei cosiddetti fondi d'oro e quella dipinta a smalto nero con alle volte dorature e rossi. Dobbiamo ricordare anche l’introduzione di nuovi coloranti per il vetro: i cosiddetti giallo Annagelb e il verde Annagrün. Con il trattato di Campoformio nel 1797 cessò di esistere la Repubblica veneta e tra il 1815 e il 1866 essa fu unita all'Impero Austroungarico con la costituzione del regno lombardo - veneto, tuttavia non per questo cessò la concorrenza con la Boemia, che era sempre stata spietata. Si racconta che i maestri vetrai cechi viaggiassero in lungo e in largo, chiedendo ovunque quale tipologia di perle di vetro fosse la più desiderata e che tornati in Boemia con tanti disegni avviassero la fabbricazione di nuove perle; che da allora si distinsero da quelle veneziane, per tipologia e colore. Con l’introduzione di macchinari per la pressatura in stampi riscaldati, si produsse una grande varietà di tali perline (perle in ceco si dice "Druk", che significa pressare) in una vasta gamma di colori e finiture, di dimensioni tra i 3 mm e i 18 mm. Venezia continuò al contrario a fabbricare perle di vetro fatte mano, entrambe le regioni continuarono a perfezionare e migliorare ogni forma di lavorazione. Nel 1825 nasce a Boston la prima fabbrica americana di vetro. Nel 1881 vi fu la fondazione del primo laboratorio scientifico per vetro a Jena. In Italia, la produzione del cristallo (a base di piombo) s'iniziò nel 1928 in fabbriche di Murano e si andò estendendo anche in Toscana e nella Campania; vi si producono tutti gli articoli di cristallo (tipo Val Saint-Lambert) e cioè articoli lisci, incolori o tinti in pasta e articoli decorati. Nel 1892 Daniel Swaroschi inventò una macchina per tagliare perfettamente il Cristallo.

Tecniche di lavorazione.

L’incisione figurativa è eseguita in laboratori indipendenti, dove operano decoratori altamente specializzati; è applicata preferibilmente sul cristallo incolore o lievemente colorato con due modalità: graffito a punta di diamante e inciso a rotina (quest’ultima realizzata con una piccola ruota metallica è più profonda).  Se la decorazione prevista è quella a smalto, l’oggetto passa in un laboratorio specifico nel quale sono eseguite la pittura e la ricottura dello smalto.

L’intaglio si esegue con mole, di solito di rame, continuamente bagnate di acqua e smeriglio (anticamente sabbia, dall’Ottocento carborundum). Ottenuta l’incisione, il solco è opaco, si lucida quindi con mole di materiali più teneri: prima legno, poi sughero e infine feltro; una scorciatoia consiste nella lucidatura mediante immersione in acido fluoridrico, facilmente riconoscibile per l’arrotondamento complessivo delle parti intagliate. Gli oggetti molati si distinguono da quelli realizzati a pressione in stampi per la presenza sulla superficie intagliata di leggere striature parallele, osservabili a luce radente.

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