SCHEDE TECNICHE

SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

 

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Dal cristallo di rocca al cristallo di Boemia. Prima parte dall’antichità all’invenzione del vetro-cristallo.

Cristallo dal latino crystallus e crystallum, greco κρύσταλλος, propriamente «acqua gelata, ghiaccio», derivato di κρύος «freddo, gelo». Varietà di quarzo trasparente incolore, in druse o in cristalli perfettamente conformati al 100% di SiO2. Nei tempi antichi il cristallo di rocca era ritenuto acqua ghiacciata così fredda da non potersi più risciogliere. Gli antichi associarono questo minerale al ghiaccio, a causa della caratteristica intrinseca del cristallo di rocca di essere un povero conduttore di calore; infatti, a contatto con una fonte di calore solo una parte del cristallo si riscalda, mentre l’altra rimane relativamente fredda; ciò può generare tensioni, che possono provocare anche l’esplosione del cristallo stesso (dovute sia al surriscaldamento di origine naturale, come il sole, sia per mezzo di lampade o altre fonti di calore artificiali).  Presso i Greci il cristallo di rocca era usato come amuleto protettivo contro le emorragie, l'idropisia e il mal di denti. Nel Medio Evo si credeva che il cristallo di rocca spegnesse la sete e per questo se ne facevano brocche e bicchieri. Nelle aree vicine ai giacimenti sono stati rinvenuti utensili in cristallo di rocca scheggiato, risalenti al neolitico. Nell’antichità storica prevalse l’utilizzo del cristallo di rocca per i gioielli; mentre in epoca greco-romana crebbe anche quello destinato a oggetti d’uso. Notevole fu la produzione bizantina e mediorientale. La differenza esecutiva più evidente tra la produzione antica e quella medio-bizantina consiste nello spessore; le opere di età romano-imperiale sono molto sottili, mentre quelle medio-bizantine hanno maggiore consistenza. Si conservano circa duecento manufatti in cristallo di rocca islamici medievali; di cui è complessa la datazione delle opere prive di decorazione, per la similitudine tra i manufatti di differenti età e provenienze. Nel Vicino Oriente fu lavorato in tutte le epoche, ma il maggior numero di opere risale all'età fatimite (909-1171). In Egitto fu smembrato l’intero tesoro dei califfi fatimiti, con la dispersione di quasi trentaseimila oggetti in vetro e cristallo di rocca e non sono pervenuti altri esemplari risalenti a periodi precedenti quello fatimite. Il risveglio della lavorazione del cristallo di rocca in occidente si verificò in epoca carolingia con la tecnica dell'intaglio su gemme. Fino al sec. XVI si designò col nome di cristallo, il cristallo di rocca, che veniva soprattutto intagliato come una gemma. Col Rinascimento iniziò la produzione di opere d’arte in cristallo di rocca non legate solo alla produzione di gemme o sigilli. Pur iniziando da Firenze, i maestri incisori furono prevalentemente settentrionali, e fiorirono soprattutto intorno a Padova, Venezia e Milano; non si limitarono alla lavorazione di oggetti devozionali o di cofanetti, ma operarono anche in forte rilievo, producendo della vera e propria scultura. Centro principale di produzione fu Milano e da qui gli artisti migrarono nelle varie corti d'Italia e d'Europa (i Miseroni a Praga alla corte di Rodolfo II, i Carrioni in Toscana, i Saracchi in Baviera, e altri a Torino, Mantova e Madrid; e fra essi è anche Annibale Fontana). In Europa il culmine di massimo splendore nella lavorazione dei cristalli, si pone dal Rinascimento alla fine del 1700, quando la produzione si rivolge ormai sempre più esclusivamente al vetro - cristallo.

La tecnica di svuotamento dei vasi in cristallo di rocca si realizzava pressapoco così: inizialmente s’impiegava un attrezzo rotante cilindrico per estrarre il corpo centrale; poi si poteva aumentare la profondità della cavità con un trapano. Per ampliare l’incavo in larghezza, s’inseriva un attrezzo composto di un mazzo di fili di ferro, che s’incurvavano premendoli verso il basso, e ruotandoli, con l’aiuto di sabbia e acqua, abradevano e levigavano le pareti interne fino a svuotarle al punto desiderato. Per levigare e lucidare la superficie interna si procedeva con lo stesso strumento utilizzando polveri di grana sempre più fini come lo smeriglio (minerale di colore nerastro usato per le operazioni di levigatura e lucidatura di molti tipi di manufatti). Possiamo citare come fonte documentaria il Gemmarum et Lapidum Historia di Anselmus de Boodt, scritto alla fine del 1500. Queste operazioni, preparatorie al lavoro di vera e propria incisione a rilievo, richiedevano grande abilità tecnica, oltre a una profonda conoscenza dei punti di frattura del minerale. Per l’esterno, si sbozzava l’oggetto con sega e scalpelli e poi si realizzavano i dettagli con un trapano ad arco cui si fissavano punte di trapano o mole. Il tipo e la forma delle punte determinavano l’esecuzione del taglio.

La storia del vetro inizia circa tremila anni a. C. e si divide in due fasi fondamentali: prima e dopo l’invenzione della soffiatura nel I secolo a. C.; data che comportò un cambiamento radicale negli usi e costumi, confrontabile forse con quello determinatosi con l’invenzione della moderna plastica. Dapprima si utilizzò il vetro per la fabbricazione di monili e solo dalla fine del XVI secolo a. C. si cominciarono a produrre vasi e a questa data s’inizio a produrlo anche in Egitto. Le prime ricette giunte fino a noi sulla sua fabbricazione sono di tre quattro secoli posteriori e illustrano la preparazione del vetro rosso. La produzione vetraria raggiunge il massimo splendore nell'Impero romano fra il I e il IV secolo d. C. Il vetro diventò un materiale di uso comune e abbiamo notizia anche della produzione delle prime lastre. La bassa temperatura raggiungibile con la combustione della legna non permetteva di eliminarne tutte le bolle, per cui si preferiva per la produzione di lenti l’utilizzo del cristallo di rocca; per questa ragione se ne ritrovano negli scavi archeologici. La lavorazione del vetro a Venezia ha inizio nel XI secolo e fino all’Ottocento la città lagunare resterà la regina di tale produzione. Dagli esemplari mosani e renani, di estrema semplicità ed eleganza, trassero ispirazione gli orafi veneziani. Nel 1291 la lavorazione del vetro fu confinata nell'isola di Murano, per evitare i rischi d’incendio. Alla fine del 1200 a Venezia s’inventarono gli occhiali con lenti di cristallo di rocca o le più economiche di vetro. Risale al 1369 la prima notizia della lavorazione degli specchi a Murano. Angelo Barovier inventò alla metà del XV secolo a Venezia il vetro-cristallo, così limpido da reggere il paragone con quello di rocca da cui prese il nome, che si lavora bene e s’incide, ma non è adatto alla molatura.

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