SCHEDE TECNICHE

SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

 

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Questa scheda è stata realizzata dal professore Cataldo Serafini, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna nella sezione grafica d’Arte. Con la collaborazione dell’allieva Federica Ricci.

La xilografia, parte prima.

La tecnica Xilografica va considerata come la prima tecnica di stampa: gli incunaboli sono fogli tratti da matrici a rilievo ricavate da tavole di legno, incise con attrezzi dette sgorbie e successivamente con bulini. Con il nome incunaboli si indicano sia le stampe xilografiche sia i primi libri a stampa, risalenti al periodo compreso tra il 1300 e il 1400. Il nome incunaboli significa infatti letteralmente “ancora nella culla” o “in fasce”. Gli incunaboli conservati sono tutt’ora molto pochi, per cui di essi non si hanno informazioni precise e dettagliate. I più rari, quelli considerati i primi superstiti, sono di origine presunta tra la Baviera e il Salisburghese, dove si pensa sia avvenuta una prima fioritura. I soggetti degli incunaboli sono in prevalenza immagini sacre, usate come oggetti di devozione popolare, ma troviamo accanto ad esse anche immagini profane umoristiche o satiriche. Gli incunaboli sono realizzati interamente in xilografia, sia l’immagine che il testo sono intagliati su legno.

Per tale motivo essi vengono distinti dai primi libri, dai cui si differenziano anche per la semplicità della composizione e per la mancanza di elementi che verranno inseriti nel cinquecento come ad esempio il frontespizio. Il testo è comunque la differenza più cruciale; questo infatti verrà sostituito con l’invenzione dei caratteri mobili da parte di Johann Gutemberg. Da questo momento pure le immagini si svilupperanno: da uno stile sintetico e lineare passeranno a uno stile ricco di grande elaborazione formale. La tecnica della xilografia è la più antica delle tecniche incisore, il cui nome deriva dal greco e significa scrittura su legno. Primi esempi di xilografia li troviamo già a partire dal VI-VII secolo in Egitto, Perù, Cina, Giappone e, successivamente, nel Medioevo in Occidente; la tecnica era però impiegata per la produzione di stoffe o oggetti, come ad esempio sarcofagi o vasi. Solo in seguito, con l’invenzione della carta in Cina, scoperta dagli Arabi e diffusa in Europa nel corso del XII secolo, la tecnica xilografica venne utilizzata per la realizzazione di libri. Inizialmente la si utilizzò allo scopo di imitare i libri miniati, i primi libri realizzati interamente a mano, poi con il suo sviluppo essa aumentò la sua autonomia fino a diventare un linguaggio artistico.

La xilografia si ottiene dall’intaglio di matrici di legno più o meno duro (melo, ciliegio, bosso, corniolo…) con strumenti appositi, detti sgorbie, con coltellini e lancette (simili al coltellino ma con diversa punta), con bulini. Lo xilografo “risparmia” il disegno, cioè asporta le zone che in stampa debbono risultare bianche, tramite due differenti tecniche: legno di filo o legno di testa.

Nel primo caso l’intaglio è trasversale rispetto alle fibre del legno, il disegno risulta più duro con contorni semplici e lineari; nel secondo caso l’intaglio è parallelo rispetto alle fibre del legno e ciò permette un risultato più complesso e dettagliato. La matrice lignea conclusa viene inchiostrata (ricoperta di pigmento colorato) con un rullo e quindi stampata a mano, facendo pressione con un tampone o un cucchiaio, o con il torchio.

La xilografia, parte seconda.

La xilografia non è, come potrebbe sembrare ad un primo impatto, una tecnica semplicistica. Il procedimento qui è descritto è essenzialmente quello di base ma esso può comprendere anche più legni, dunque più colori e più toni, l’intaglio può risultare davvero assai complesso e particolareggiato. Molti sono gli artisti nelle cui opere si notano queste caratteristiche. Primo fra tutti, è sicuramente da citare Albrecht Durer, vissuto a cavallo tra quattrocento e cinquecento. Egli ebbe prima una formazione da orefice presso il padre, si avvicinò poi alla grafica d’arte seguendo l’apprendistato dal maestro Wolgemuth/Wohlgemut, figura di spicco del quattrocento in quanto sottrasse al dominio esclusivo degli editori compiti inerenti la stampa. La grandezza di Durer sta nel fondere le due grandi tradizioni: nordica e italiana. Le sue opere passano da un linguaggio rigido e indifferenziato ad uno moderno ed autonomo, fortemente plastico e dinamico, ben lontano dalle schematizzazioni iniziali. La sua presenza influenzerà non solo la sua città natia, Norimberga, ma anche l’Italia settentrionale.

Altro autore di grande importanza è Ugo da Carpi colui che rivendicò, nel 1516, il riconoscimento dei diritti su tutte le opere in chiaroscuro, cioè uno dei metodi per realizzare xilografie a più legni. In realtà di queste si hanno già testimonianze precedenti, ma bisogna riconoscere a Ugo da Carpi la complessità delle sue stampe, articolate su diverse tonalità di uno stesso colore. Inoltre bisogna sottolineare che, mentre con il metodo del camaieu (precedente al chiaroscuro) il secondo legno conteneva solo le luci e senza di esso il disegno risultava comunque comprensibile agli occhi dello spettatore, con il chiaroscuro ogni matrice è parte portante del lavoro finale e la mancata stampa di uno dei legni renderebbe il lavoro ultimo incompleto. Ugo da Carpi non sempre segue uno schema fisso ma improvvisa anche; egli è l’interprete creativo di artisti come Raffaello. La sua influenza è riscontrabile infatti non solo in Italia ma anche in Francia e nei Paesi Bassi.

L’interesse per la xilografia diminuisce verso la fine del cinquecento ma durante il seicento non viene mai abbandonata del tutto e torna in auge a partire dalla metà del settecento; nei secoli XIX e XX si assiste infine ad un ulteriore perfezionamento della tecnica. Interessante è soprattutto il recupero della xilografia da parte prima di autori di fine Ottocento e dopo delle avanguardie novecentesche. Nel primo periodo troviamo autori come Paul Gauguin che utilizzò la xilografia in modo primitivo e sperimentale ottenendo così un effetto fortemente espressionista; tale aspetto sarà appunto spunto importante per gli espressionisti stessi. Coloro che ne fecero più uso furono gli appartenenti de “Die Brucke” e de “Der Blaue Reiter” che lo considerarono il mezzo adatto per la diffusione delle loro idee ma proprio per questo motivo l’attività incisoria dei singoli rappresentanti declinò con l’esaurirsi del movimento stesso. Fra essi si possono ricordare Karl Schmidt-Rottluff, che usò il legno per incidere paesaggi, ritratti e scene di nudo; Erich Heckel, influenzato da autori come Munch e Nolde e persegue il gusto dell’orrido; Ernest Ludwig Kirchner, che sperimentò la tecnica invertendola e ottenendo così un effetto di negativo fotografico.

Per concludere si può quindi affermare che la xilografia è una tecnica versatile e, nonostante i periodi di declino, durante i secoli si è saputa perfettamente adattare riuscendo ad esprimere sia idee del quattrocento sia idee del Novecento.

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