SCHEDE TECNICHE

SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

Il sigillo, parte prima l'antichità.

L’uso del sigillo risale ai primordi della società umana, simbolo di proprietà e identità, del potere di ordinare, attestare, sancire. Sigillo, latino sigillum, diminutivo di signum, anche signaculum; greco αϕραγίς (afragis, donde "sfragistica", lo studio sistematico dei sigilli). L'impronta "negativa" di un segno convenzionale, inciso o intagliato in un materiale duro, come pure quella "positiva", usata come segnale di riconoscimento, prendono ugualmente il nome di sigillo. Il sigillo mostra abitualmente una figura generalmente accompagnata da una scritta. È assunto come segno distintivo da una persona o da un ente, che imprimendolo su cera, metallo o altra materia, applicato a uno scritto o a un contenitore li autentica o garantisce che non siano stati aperti indebitamente; un elemento essenziale di certificazione, per offrire una sicurezza sia al destinatario sia al proprietario. Quanto meno fu diffusa la scrittura, tanto più fu avvertita la necessità di un pratico mezzo di riconoscimento, personale e di garanzia. Il sigillo era un “contrassegno”, applicato in modo che chi lo vedesse potesse facilmente identificarlo e comprenderne il significato; mostrando un segno evidente di riconoscimento sempre identico, realizzato dunque a stampo mediante una “matrice”. Dei molti aspetti della complessa e articolata realtà dei sigilli, due hanno contribuito alla loro conservazione e diffusione nei diversi ambienti culturali e religiosi; l’uno si lega alla funzione di proprietà e d'identificazione, l’altro al potere evocativo delle immagini raffigurate. Nella prima categoria rientrano ad esempio i sigilli dinastici, i quali sono spesso riutilizzati da sovrani della stessa dinastia, e insieme a un altro sigillo dai loro successori dinastici. Nella seconda rientrano quelli con immagini divine o scene simboliche di varia natura, evocanti sentimenti di fede e di devozione. Il sigillo fu utilizzato anche come amuleto, manifestando la preoccupazione del proprietario per: una protezione individuale, l’assicurazione di un'azione benefica, la virtù propiziatoria di buona salute, fertilità e discendenza. Il collezionismo di sigilli ha origini molto antiche. I viaggiatori che percorrevano tra il Settecento e l’Ottocento le vie verso il Medio Oriente hanno raccolto dai contadini e dai pastori quelle pietre incise, che poi hanno formato le maggiori collezioni dei musei mondiali. In epoca romana, bizantina e poi islamica i sigilli trovati e conservati per i motivi più diversi, erano riutilizzati e spesso nuovamente incisi. Un repertorio vasto e fantastico, di Dei, di eroi, a volte di mostri e di creature ibride, raffigurazioni tanto meno comprensibili quanto più tempo è passato dalla loro primitiva adozione, si è trasmesso dalle età protostoriche fino al Medioevo.  Numerosi studi da parte degli archeologi, fanno risalire la comparsa del sigillo al VII millennio a.C. e la localizzano nell’area mediorientale, tra la Siria, l’Iran e L’Iraq. Le matrici più antiche sono le cretulae, sigilli dalle dimensioni variabili, a volte grandi fino a cm 6 di diametro, di diverse forme, spesso arrotondate, il cui dorso tende a una forma emisferica e con un foro per il passaggio di un mezzo idoneo al fissaggio, queste matrici si possono definire sigilli a stampo. Le facce del sigillo presentano decori a tratti geometrici o lineari, a rilievo o incisi con motivi a volte anche figurativi. Queste matrici presenti fin dall’epoca preistorica in tutto il Vicino e Medio Oriente, erano principalmente usate a testimonianza di operazioni contabili con funzione di tipo amministrativo, cioè di prelievo o immissione di merci nei magazzini, oltre a permettere il controllo dell'integrità dei vari contenitori per assicurare l'originalità di quanto vi fosse contenuto e custodito. Dal IV millennio a.C. (3.3OO/3.000) compare una nuova tipologia di sigilli, quella cilindrica, legata ai Sumeri e successivamente ritrovata in Egitto. Questi piccoli cilindri incisi si presentano con: una decorazione geometrica, con la rappresentazione di animali reali o fantastici, con personaggi di guerrieri e a volte di scene religiose e barche sacre. La scelta della forma cilindrica, permetteva di imprimerne su di un supporto, la matrice roteandola, riproducendo l’immagine di ciò che vi era inciso; l’impronta così ottenuta prendeva la forma di un piccolo rettangolo, in cui la lunghezza della scena impressa era determinata dalla circonferenza del cilindro.  I sigilli cilindrici erano realizzati con diversi materiali, in pietra tenera, in terracotta o ceramica, i più preziosi, risalenti all’impero akkadico (2450-2285), incisi in pietre dure o semi preziose, quali: marmo serpentino, sardonica, calcedonio, diaspro, onice, quarzite, lapislazzuli e a volte intagliati nella madreperla delle conchiglie o nel legno. Alcuni venivano forati longitudinalmente al centro, per applicarvi una staffa metallica, che permetteva di impugnare l’oggetto ed eseguirne lo scorrimento sul supporto da improntare. L’uso dei sigilli a cilindro continuerà a espandersi in tutto il Medio Oriente, sarà adottato verso il 1900 a.C. dai Semiti di Babilonia e successivamente dagli Ittiti, unitamente ad altri modi di sigillare. La sostituzione del papiro alla tavoletta cerata, quale supporto per la scrittura, fu tra le cause della scelta dell’Egitto di abbandonare il sigillo cilindrico per sostituirlo con quello piatto, che s'imprimeva a stampo, come le prime matrici; esso fu presto realizzato a forma di scarabeo, insetto considerato sacro dagli egiziani, simbolo di metamorfosi e di rinascita. Usati con funzione di convalida o di contrassegno per indicare l’origine di un manufatto. Alcuni sigilli originali sono ancora presenti apposti a cofanetti, o ai loro lacci di chiusura, (come quelli del Museo del Cairo, reperiti nella tomba della regina Mertanùm della XVIII dinastia, 1548-1292 a.C.); sono ancora anche su molti rotoli di papiro o sui cordoni che ne assicuravano la chiusura. In coincidenza con l’avvento dei Mitanni e degli Ittiti, che dalle regioni del Caucaso emigrarono verso il Sud all’inizio del II millennio a.C., fece la sua comparsa un nuovo tipo di matrice con dorso conico, generalmente fusa di bronzo, con un'impugnatura che ne facilitava l’utilizzo, ciò diede l’avvio all'uso di un’impronta quasi sempre circolare. Una modifica molto importante della forma della matrice, avvenne verso il 1700 a.C., con la comparsa nella regione del Louristan persiano, dell’anello sigillare in bronzo, che si andò diffondendo rapidamente in tutto l’Oriente. A tal proposito ricordiamo il famoso anello di Micene del XVI secolo precedente la nostra era. Verso la metà del II millennio, anche in Egitto si sviluppò l’uso dell’anello sigillare, il museo del Cairo ne possiede una ricca collezione con castoni in pasta vitrea di diversi colori e di pietre dure lavorate a intagli, incastonate in anelli di metallo. In relazione al potere dei suddetti sigilli ci ricordiamo che la Bibbia ce ne illustra diversi esempi. Citiamo dal libro della Genesi (41,42) uno dei più conosciuti, ove si narra che il Faraone affidò a Giuseppe il governo dei territori egiziani sfilandosi dal dito il suo anello e consegnandoglielo.

Nel mondo Romano la sigillatura mediante anello signatorio fu importata dalla Grecia. Una curiosa testimonianza ci è fornita da Plinio il Vecchio, morto nel 79 d.C., quando scrive (Historia naturalis, Lib.33, c.26) “Ai tempi degli antichi e nell’età dell’innocenza niente era siglato, mentre ora anche i cibi e le bevande devono essere protette mediante un anello”. Gli anelli sigillari romani erano eseguiti in ferro, in bronzo, in argento e talvolta in oro, mentre le gemme sono un’eccezione. Incisi sul castone accompagnavano il nome vari tipi di figure, spesso semplici rappresentazioni di animali, ad esempio i simboli entrati in uso con la cristianizzazione: un pesce, una colomba, oppure una nave o un’ancora. Più tardi verso la fine del Basso Impero si sviluppò l’uso del monogramma, a volte a forma di croce, a volte eseguito su una lettera centrale. A Roma il sigillo aveva oltre all’impiego nella documentazione scritta, anche la funzione di tutela della proprietà. L'autorevolezza del sigillo è attestata anche nel Nuovo Testamento, dove Giovanni nell'Apocalisse descrive un rotolo scritto davanti e dietro su tutto lo spazio disponibile, posto alla destra di Dio e chiuso con sette sigilli, che sottolineano l'inaccessibilità del suo contenuto. Esso contiene tutta la storia e ne custodisce il significato; contiene quindi il senso della vita di ogni uomo. I sigilli potranno essere spezzati, uno a uno, ma solo da Gesù Cristo (capp. 6-9). A esso si è ispirato il famoso film di Ingrid Bergman "Il settimo sigillo".

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