SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Il cuoio decorato prima parte: dall'antichità al Medioevo.

Ci occuperemo in queste schede della lavorazione delle pelli per l'impiego artistico.

Il cuoio (dal lat. corium; ingl. Leather; fr. cuir; ted. Leder; sp. cuero). Si ottiene lavorando la pelle di diversi animali, e ottenendo un prodotto imputrescibile, più o meno impermeabile, mediante un procedimento detto concia.

Fin dalla preistoria, per prima cosa, si praticava la raschiatura della parte interna delle pelli, quella a contatto con il muscolo, per asportare ogni residuo di grasso, di tendini e di carne, che con il tempo si sarebbero potuti seccare e indurire; usando raschiatoi in selce o ossidiana. Per eseguire queste operazioni correttamente, si stendeva la pelle, fissandola direttamente al terreno o a un telaio verticale. Era necessario essiccarla lentamente per un certo tempo e trattarla con determinate sostanze, in grado di conferire elasticità, resistenza, morbidezza, per evitare: nei climi umidi l'imputridimento, in quelli secchi l'indurimento. Sebbene qualsiasi tipo di pelle possa essere sottoposto alla concia, il cuoio più diffuso è quello ricavato dagli animali d'allevamento. Esso si differenzia per il tipo di pelle utilizzata: di bue, di vitello, di maiale, di pecora, di capra, di rettile, ecc. E anche secondo il tipo di lavorazione: conciatura vegetale, al tannino, all'olio, scamosciatura, affumicatura, all'allume, ecc. In antico la pelle era immersa nell'acqua e battuta con un mazzuolo di legno, oppure masticata accuratamente, metodo utilizzato ancora oggi dagli Esquimesi. Pratica confermata dai reperti umani, che mostrano un'evidente consunzione della dentatura, in particolare femminile. Già in epoca paleolitica si conciava, applicando alla pelle grassi animali trattati, e affumicandola. La conciatura vegetale invece è nota dall'età del Bronzo. Le pelli erano perforate lungo gli orli con una fila di buchi, dove passava una striscia sottile di cuoio, in modo da unire i vari pezzi. Esistono tipi di pelle differenti oltre che di misure (grandezza, spessore e durezza), anche di grana, in base alla densità dei pori.L’uomo sperimentò diversi tipi di concia. Il cuoio assume differenti colorazioni secondo il conciante utilizzato: marrone chiaro con la concia al tannino, giallo con la scamosciatura e bianco con quella all'allume. Si può anche tingere artificialmente con un procedimento simile a quello usato per i tessuti, ad esempio: in giallo con lo zafferano, con le bacche di Avignone e il legno giallo, in verde con il verderame, in blu con l'indaco, in rosso con il carminio. La pelle può anche essere divisa in strati: quello superiore, più pregiato, era impiegato per realizzare manufatti artistici, mentre quello a contatto della carne, detto cuoio spaccato, a causa della sua scarsa compattezza, è di qualità inferiore. Le tecniche di decorazione del cuoio si svilupparono essenzialmente in Oriente fin dai tempi più antichi, per poi estendersi, solo verso la fine del Medioevo, anche in Occidente, ove non ci fu una diretta prosecuzione con la produzione greco-romana. La lavorazione, favorita dall'elasticità e la plasmabilità del cuoio quando è umido e dall'indeformabilità quando è asciutto, permise l'utilizzo nel Medioevo, oltre che per le scarpe e per gli indumenti, anche per altri oggetti d'uso e contenitori diversi. Si produssero in ambito profano: cassoni nuziali e cofanetti, scrigni per conservare gioielli, custodie e astucci per documenti, libri e posate, nonché legature di volumi e arredi. In quello liturgico: foderi, reliquiari, custodie per ostensori e paramenti sacerdotali. Particolarmente importante l'uso del cuoio per le tappezzerie, dapprima prodotte in Spagna, in particolare a Cordova, da cui il nome cuoio di Cordova o peaux d'Espagne; poi dal Cinquecento anche in Olanda, Francia e Italia. Si conoscono solo rari esempi di manufatti risalenti a un'epoca anteriore al Duecento la loro decorazione era ottenuta con la stampigliatura di motivi ornamentali a nastro e a foglie. Si ottenevano parti in rilievo, pressando la parte posteriore della pelle e riempiendo poi con un composto simile al mastice per renderle più solide, specie negli scudi. All'inizio del Trecento In Occidente si diffuse la tecnica di ornamentazione della stampigliatura a secco, detta anche a freddo o décor à froid, realizzata con l'impressione sul cuoio bagnato di stampi di bosso, che già prima del Trecento potevano essere sostituiti da quelli di metallo arroventato, ottenendo dopo l'essiccazione un motivo a rilievo. In tal modo era possibile creare una decorazione uniforme, ricoprendo ampie superfici con piccoli motivi ripetuti, spesso con andamento diagonale. Con tali stampi, ma di maggiori dimensioni, s'imprimevano soggetti religiosi e araldici; ulteriori linee, tracciate sempre a secco, creavano inoltre campiture. Questa tecnica ornamentale limitava considerevolmente la libertà espressiva, potendo i motivi essere solo ordinati in successione lungo linee obbligate. L'intaglio, realizzato con la tecnica della modellazione, riuscì nel XIV secolo a ottenere rilievi non schematici. Dopo aver riportato il disegno a ricalco o a spolvero, s'incidevano con una lama a sezione triangolare linee profonde circa mezzo centimetro, poi con un ferro rovente si ripassavano i margini ispessendoli per impedirne l'eventuale chiusura. Si potevano evidenziare le forme e conferire al rilievo un risalto plastico con un esperto lavoro a punzone e a sbalzo ed esaltarne le singole parti dipingendole. Gli oggetti giunti fino a noi ci permettono d'individuare dopo il 1350 importanti botteghe regionali; come quelle boeme e renane, quelle della Francia settentrionale e delle Fiandre, dove si fabbricavano raffinati scrigni per doni d'amore. Intorno al 1400 anche le botteghe dei monasteri austriaci crearono pregevoli manufatti realizzati a intaglio. I temi ornamentali seguivano l'andamento dei più generali mutamenti stilistici in ambito artistico. I reperti copti dimostrano, specie per i lavori d'intaglio, spellatura e intreccio, una tradizione di lavorazione di alta qualità. Nelle opere copte dell'Alto Medioevo, soprattutto su borse e coperte di libri, si ritrovano motivi a rosette, tralci e archetti. Prima del Mille nelle rare rilegature occidentali sono dominanti stampigliature a secco di semplici motivi a tralcio d'influsso insulare, e goffe figure di animali. Non sempre la tipologia e la decorazione ci permettono l'identificazione della destinazione dei manufatti; ma in linea di massima la committenza dei cofanetti determinava l'iconografia delle raffigurazioni di cui erano ornati. Apostoli, santi e scene dell'Antico e del Nuovo Testamento erano destinati all'ambito liturgico. Le coppie di amanti, le raffigurazioni con S. Giorgio e il drago, le figure fantastiche, le scene di caccia e quelle di vita di corte trovavano posto sugli scrigni per doni d'amore, sulle cassette e sulle custodie destinate a una committenza aristocratica. Motivi araldici come aquile, leoni e cavalieri, simili a quelli delle monete, ornavano cassette per documenti e custodie per le insegne regie. Nel Medioevo il baule, generalmente in legno, spesso munito di grandi serrature, con borchie e rinforzi metallici finemente decorati, a coperchio piatto o solo leggermente curvo, foderato internamente di stoffa ed esternamente di cuoio, era utilizzato in qualche caso anche in casa come cassone. A quel tempo era un mobile assai importante, a causa dei frequenti spostamenti e mutamenti di sede dei signori. Dal sec. XVII assunse la sua definitiva forma a coperchio convesso, con rivestimento esterno spesso in cuoio impresso e dorato (di particolare pregio gli esemplari spagnoli) e interno in tessuti preziosi.

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