SCHEDE TECNICHE

 

 

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Il gioco d'azzardo e i suoi arredi. Parte prima, l'antichità.

Analizziamo i giochi d'azzardo realizzati grazie a strumenti a essi dedicati, tralasciando il vastissimo campo delle scommesse. L'etimologia della parola azzardo si deve agli Arabi, che, quando si espansero nelle province dell'impero romano, adottarono il passatempo preferito del Legionario "tirare le ossa" (giocare con gli astragali o i dadi) e chiamarono i dadi "Azzahr". Nel Medio Evo questo gioco fu appreso dai Francesi, che lo denominarono: "Hasar" o "Hasard". Nel corso delle guerre tra Francia e Inghilterra, durante i secoli XIII e XIV, i cavalieri Inglesi importarono il gioco che chiamarono "Hazard", che significava scommettere su una probabilità o rischiare. È nell'area mediorientale che sono state reperite le prime tracce di attrezzature per il gioco d'azzardo. Le ricerche archeologiche hanno rinvenuto uno tra i più antichi di questi giochi: una damiera 3x6 con pedine rotonde, che è stata ritrovata in Egitto, nella città di El-Mahash (circa 5000 a.C., appartenente al periodo predinastico). La tavola è divisa in tre linee orizzontali e si trova ora in un museo di Bruxelles.Tale primato è conteso dal ritrovamento di un presunto predecessore del backgammon, fatto risalire a circa 5000 anni a.C., trovato nella tomba di un re sumero, durante scavi nell'antica città mesopotamica di Ur, nell'attuale Iraq. Una successiva scoperta, però, sembra poter anticipare tale data di circa 2 secoli e trasferirne il luogo di nascita nell'attuale Iran, a causa del rinvenimento di una tavola, durante gli scavi archeologici della città di Burnt, nella provincia sud-orientale del Sistan-Baluchistan. Molto antico è un altro gioco dell'estremo oriente il Go. L'origine del Go (in cinese weiqi) è collocabile tra il 4000 e il 3000 a.C. contemporaneamente alla nascita dell'astronomia e della matematica in Cina. Il Goban, il tavoliere di gioco del GO, con le sue 361 intersezioni sembrerebbe una specie di calendario lunare (360 giorni + 1). Le Ishi, pietre bianche e nere, rappresenterebbero il giorno e la notte; gli Hoshi, punti segnati sul Goban, raffigurerebbero le stelle più rilevanti del cielo e così via. Ben documentato, è il gioco egizio delsenet (in italiano senato), di cui abbiamo diversi reperti tra cui: i famosi quattro senet, uno dei quali di splendida fattura costruito in ebano con piedini in oro e intarsi in avorio, ritrovati nella sepoltura del faraone Tutankhamon (1333-23 a.C., XVIII dinastia); quello, di semplice legno con due giochi differenti nelle due facce, esposto al Museo Egizio di Torino e rinvenuto nella tomba intatta dell'architetto Kha (sempre della XVIII dinastia), ecc. Nella Grecia antica si giocava alla petteia, di cui testimonianza archeologica è il gruppo di terracotta ritrovato ad Atene da K. Bursian; così descritto nel 1855 da Hugo Blumner: <Il gruppo di terracotta di Atene illustra questo gioco rappresentando un ragazzo e una donna che giocano attorniati dal pubblico. La damiera, composta di 42 quadrati, si vede dall'alto con 12 pedine piatte distribuite in modo irregolare>. In Grecia il gioco più diffuso fu quello dei dadi e degli astragali (ossi di forma approssimativamente tetraedrica). Pare che anche Socrate e Platone giocassero ai dadi. Nel Museo Gregoriano Etrusco del Vaticano si trova un'anfora del coroplasta Exekias (datata 530-525 a.C.) su cui sono raffigurati Achille e Aiace seduti, mentre giocano. I giochi greci furono egualmente praticati dai romani, che erano accaniti scommettitori. A Roma si scommetteva su tutto, in particolare al circo.  Nelle case dei ricchi si usavano generalmente scacchiere, che potevano anche essere ricchissime e realizzate in materiali preziosi. Pompeo Magno fece sfilare nel corteo del suo trionfo sui pirati, con il resto del bottino, la preziosa scacchiera di 3 piedi x 4 (90 x 120 cm) le cui caselle erano ricavate con l'intarsio di due tipi di pietre preziose. Trimalcione ne possedeva anche lui una notevole, come ci racconta Petronio, una scacchiera di terebinto, con dadi di cristallo di rocca e con monete d'oro e d'argento al posto delle pedine. I romani non giocavano soltanto a tavolino, ma un po' dappertutto e abbiamo scoperte alcune scacchiere incise sulle lastre della pavimentazione. Vicino a Siviglia, nella sola città di Italica, sede della famiglia dell'imperatore Adriano, ne sono state trovate ben 57, di varie forme e misure. Dei quattro giochi da tavola degli antichi romani di tre si conoscono i nomi: «Ludus duedecim scripta», «Alea» e «Ludus Latrunculorum»; Il quarto gioco, il cui nome non è noto, è stato trovato durante le ricerche archeologiche svolte nell'Africa del nord. I Cinesi rivendicano l'invenzione del domino, considerandolo un precursore del mahjong. I ritrovamenti accertati sono: il più antico del 181 d.C., e un altro, molto più tardi, nel 1120 d.C., quando è stata ritrovata una serie di 32 piastrelle. Si ritiene che tale domino abbia origine da cubi o da dadi, introdotti in Cina dall’India. Tuttavia è più corretto far risalire l'invenzione del domino all’antico Egitto, con ogni probabilità precedentemente il 1355 a.C., poiché ne è stato scoperto uno nella tomba di Tutankhamon e il reperto è ora conservato al museo del Cairo. In Europa il domino si diffonde alla metà del XVIII secolo, anche se un domino è stato trovato nel relitto della Mary Rose, un veliero del Cinquecento. Il gioco si è diffuso prima in Italia in particolare a Venezia e a Napoli, e da lì in Francia; poi è stato portato da alcuni prigionieri di guerra francesi in Inghilterra. Più tardi giunse anche in America. Gli Eschimesi giocano un gioco simile al domino, utilizzando ossa invece delle piastrelle. La parola deriva dal latino "Dominus" che in Francia e in Inghilterra diventa domino, a indicare il cappuccio bianco e nero, indossato dai frati. In Europa era il gioco dei dadi il più diffuso in epoca medioevale e divenne un passatempo comune dei cavalieri con la costituzione di scuole e corporazioni di gioco. Dopo la caduta del feudalesimo, i lanzichenecchi furono i più accaniti scommettitori della loro epoca. Molti dei dadi di questo periodo furono intagliati con l'immagine di uomini e bestie. In Francia giocavano ai dadi sia gli uomini sia le donne. Dante nella Divina Commedia cita il gioco della zara, che si giocava con tre dadi. le prime testimonianze di carte da gioco risalgono al X secolo in Cina ed in India con il ganjifa. Alcuni storici legano l’origine delle carte alla nascita della carta moneta; unendo insieme lo strumento e la posta del gioco. Altri storici sostengono invece che le carte derivino direttamente dai tasselli del domino. Non sappiamo esattamente chi abbia ragione, dato che il termine cinese p’ai è usato per descrivere sia le carte sia le tessere per il gioco del domino o del mahjog, ma non sappiamo se le carte derivino dal domino o viceversa. In Europa le carte arrivarono attraverso gli Arabi nel corso del XIV secolo. Secondo fonti letterarie attendibili l'Italia è il paese europeo dove, nella prima metà del '400, si cominciò a produrre il tarocco; ma è in Spagna che, con circa 50 anni di anticipo, le comuni carte da gioco comparvero per la prima volta in Occidente. Un'ordinanza Fiorentina del 23 maggio 1376 che vieta il gioco di carte delle naibbe (nome arcaico derivato dall’arabo ‘nàib, e cioè il deputato o viceré delle carte mamelucche) ne testimonia la precoce diffusione in Italia. Il gioco delle carte si diffuse dall'Italia rapidamente in tutta Europa: tarocchi, primiera, ronfa, ecc.

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