SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Gli automi nell'arte, parte seconda dall'Antichità al Rinascimento.

Al fine di prevenire le ribellioni, che spesso facevano seguito ai terremoti, l’inventore cinese Zhang Heng (78-139 d.C.), sviluppò un congegno automatico, che riusciva a captare immediatamente un terremoto e la sua provenienza. I funzionari potevano così mandare squadre di soccorso e truppe per sedare eventuali rivolte. Molti furono gli automi costruiti dai bizantini, come quelli dell'orologio idraulico fornito di uccelli meccanici cantanti, che ancora nel 1211 era presente sulla torre dell'ippodromo a Costantinopoli. Orologi monumentali furono costruiti in tutto l'Impero bizantino, ma tutti sono scomparsi. Uno di loro è noto dalla descrizione che ci ha lasciato lo storico Procopio di Cesarea (490-565). Egli non ci fornisce dettagli sul funzionamento del meccanismo, ma descrive solo l'aspetto esterno di quest'orologio monumentale, che si trovava nella striscia di Gaza in Palestina e fu fabbricato da uno sconosciuto artigiano intorno al 500. Da Costantinopoli la tradizione alessandrina della costruzione di complesse macchine automatiche (che abbiamo illustrato nella scheda precedente) passa ai persiani e agli arabi. Il trattato di meccanica idraulica dei fratelli Banoû-Moûsâ (Kitâb-al-Hiyâl) scritto intorno all'850 illustra validamente quale fosse il livello degli studi arabi di meccanica. Ne è testimonianza Il famoso orologio dono del califfo Harum-al-Rachid (763-809) all'imperatore Carlo Magno (742-814), descritto da Eginardo (775-840) biografo dell'imperatore: <un meccanismo, mosso dall'acqua, indicante le ore che erano annunciate da un numero uguale di piccole biglie di bronzo, cadenti in un bacile … A metà, dodici cavalieri si sporgono da dodici finestre che si richiudono dietro di loro …>. Khalaf Ibn al-Mourâdi (nato nel 989 ca. a Cordoba, morto dopo 1079) scrisse un trattato sulle grandi macchine, che descrive trentuno modelli, tra cui diciannove orologi provvisti di automi e cinque automi meccanici; tale manoscritto fu copiato nel 1266 e si trova nella biblioteca di Lorenzo il Magnifico a Firenze. Un posto assolutamente preminente occupa Al-Jazari (Badi'al-Zaman Abu al-'Izz ibn Isma'il al-Razāz al-Jazari, 1136-1206); egli è famoso per gli orologi idraulici, di cui esistono riproduzioni a Dubai (Emirati arabi Uniti) e al Musée d'Horlogerie du Locle (Svizzera). Suo è il primo progetto documentato di automa programmabile, costruito per intrattenere gli ospiti durate le feste di corte; era una nave con quattro musicisti in grado di compiere con il corpo una cinquantina di movimenti differenti. Gli automi suonavano i tamburi e potevano eseguire diversi ritmi e partiture a seconda di com'erano impostati i pistoni interni, che ne costituivano il motore. Il problema dell'igiene personale era molto sentito e per questo motivo egli progettò diverse fontane automatiche, che stupendo invogliassero gli ospiti a lavarsi. L'orologio ad acqua era utilizzato in passato dai musulmani in alcune città del Marocco, prima della scoperta del moderno orologio meccanico, per calcolare e determinare i tempi della preghiera, che cambiano con il variare del movimento del sole nella sua orbita: nel giorno, negli anni e nelle stagioni. A Fez Sono ancora visibili i resti dell'edificio, che ospitava un grande orologio costruito dall'emiro Abou Inane nel 1357. Tra le prove di orologi monumentali ad acqua, una traccia è rimasta in una lapide del Palazzo dei Normanni di Palermo, all'ingresso della Cappella Palatina. Il castello fu edificato da re Ruggero II di Sicilia (1093-1154), re nel 1131. Secondo i documenti dell'epoca, esso sarebbe stato costruito seguendo la tradizione degli orologi ad acqua arabi. Contemporaneo fu quello realizzato a Malta, in cui una figura di ragazza lasciava cadere in una campana di rame, da dodici diverse finestre, un numero di biglie pari all'ora corrispondente. Anche in Oriente l'orologeria diede origine a straordinarie macchine provviste da automi. La Cina fu la prima a creare fin dal VII secolo un orologio idraulico mosso da una ruota, ma aveva il difetto di fermarsi quando l'acqua gelava. La più grande e più strabiliante invenzione avvenuta durante la dinastia Song, fu l’orologio astronomico di Su Song (1020-1101). Il suo meccanismo era talmente complesso che solo recentemente si sia riuscito a riprodurne un esemplare. I progetti di Su Song furono, infatti, bruciati dopo la caduta della dinastia Song. Gli orologi astronomici erano essenziali in una civiltà come quella cinese, dove lo studio del movimento dei pianeti e delle stelle era strettamente legato al destino del Paese. Tali orologi servivano alla corte per regolare il calendario ed erano tenuti segreti. Già nell'XI secolo, grazie all’invenzione di Su Song, i cinesi avevano dimostrato la teoria eliocentrica e disegnato mappe celesti che solo Matteo Ricci nel 1600 rettificò parzialmente. Dal XIII secolo le notizie sugli automi si fanno più consistenti. Essi erano realizzati principalmente per il divertimento dei potenti, soprattutto in occasione di feste; anche se molte delle scoperte fatte per lo loro costruzione hanno poi trovato applicazione pratica. Di essi ci rimangono solo delle tracce nelle cronache locali o nei diari di testimoni e degli stessi inventori; essendo stati distrutti dopo il loro utilizzo. Il francese Villard de Honnecourt ricorda nei suoi diari che nel 1230 costruì degli automi a forma di animale e anche uno di angelo in grado di seguire il movimento del sole. In Germania, nel XV secolo, le cronache riferiscono che nella città di Königsberg fu fabbricata dall’inventore Johannes Müller da Königsberg (detto Regiomontano 1436-76) un’aquila di legno, che sarebbe andata da lui all’imperatore tedesco e poi tornata indietro; si narra anche che egli avesse realizzato una mosca di ferro volante. Anche in Cina, si trovano documenti di automi a forma di tigri; di cui dà notizia uno storico del XV secolo, che li cita nell’elenco di materiali ritrovati in uno dei palazzi imperiali. In Italia dal Rinascimento, con la riscoperta dei testi di Erone, gli automi conobbero un notevole incremento; ne abbiamo testimonianza già dalla fine del '400 con l'automa Diavolo. Il più famoso di tali inventori fu senza dubbio Leonardo (1452-1519), che si servì di automi e macchine automatiche in occasione delle grandiose feste organizzate per i potenti di cui era al servizio. Un valido esempio è rappresentato dalla coppia di leoni, che egli avrebbe presentato in omaggio a Francesco I re di Francia (1494-1547) suo protettore, di cui ci sono rimaste solo testimonianze sparse e incomplete, che pare si potessero muovere come i veri felini e donassero al re un mazzo di gigli. Più documentata nel "Codice Atlantico" e in altri appunti è la corazza semovente. Dal XV secolo la molla a spirale fu applicata alle serrature e agli orologi, studiata anche da Leonardo nel "Codice di Madrid", permise di affrancare, dal XVI secolo, gli automi da una forza esterna e fornire l'energia interna al meccanismo necessaria al movimento.

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