SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

I bastoni. Parte prima. La storia fino al Settecento.

Per bastoni s’intendono diverse tipologie di oggetti aventi in comune la caratteristica di estendersi in lunghezza più che in larghezza e di essere stati sempre e in ogni luogo presenti con tre funzioni fondamentali: appoggio, difesa, apparato. Questa descrizione molto generica fa comprendere immediatamente quanto sia vasta la tipologia dei bastoni. Il bastone accompagna la storia dell’uomo. Esso è stato di volta in volta arnese, arma, accessorio rituale o di abbigliamento. Come arma si passa dalla semplice clava al sofisticato bastone armato; come arnese esso è stato appoggio del viandante e strumento del pastore, ma anche gnomone per la determinazione dell’ora solare; quale accessorio nell’abbigliamento a fini rituali, andando dallo scettro al pastorale, e nella moda da quello del dandy a quello della cocotte.

La civiltà egizia fu ricca di bastoni sia corti sia lunghi, documentati in disegni e incisioni; uno degli esempi più noti è quello della tomba di Tutankhamon, dove sono stati ritrovati diversi bastoni; molti dei quali erano appartenuti ai vari dignitari quale segno del loro ufficio, ed erano stati lì depositati in segno di omaggio. Tutti conosciamo il racconto biblico, dove Mosè e i sacerdoti del faraone si affrontano trasformando in serpenti i propri bastoni, che ci conferma il loro uso anche a corte. È in Oriente in area assiro-babilonese che il bastone assurse al rango di oggetto di lusso, non solo rituale o pratico. In linea di massima il bastone lungo era attributo regale o divino, mentre quello corto era riservato ai dignitari. Il pedum era il classico bastone romano, oggetto d’uso, usato dai pastori per tenere a bada il gregge, per difesa, per cacciare, per raccogliere la frutta meno accessibile. Ad un gancio in cima al bastone si poteva appendere una fiasca, una zucca per l’acqua o un fagotto col cibo, per agevolarne il trasporto a spalla o, una volta piantato a terra, per proteggerli dalla polvere e dagli insetti. Esso era anche simbolo di comando, dai fasci di verghe, che accompagnavano i consoli, alla canna messa in mano al Cristo per dileggiarne la regalità. Nella mitologia il bastone era attributo soprattutto delle divinità agresti come: i centauri, Attenone, Silvano, Pan, Orione, Talia (quale musa della poesia pastorale). C’erano anche bastoni più complessi come il caduceo di Mercurio, raffigurato con avvinghiata una serpe (a significare il rinnovarsi della vita esemplificato dal serpente che cambia pelle ogni anno) con cui egli curava i mali dell’uomo, poi divenuto simbolo dei medici; o quello dell’indovino Tiresia, detto tiresiade, ornato da una pigna come terminale. Non dimentichiamo la clava, arma sempre efficace, di Ercole.

La liturgia cristiana colloca il bastone in una posizione preminente, assumendolo a simbolo del Buon Pastore, com’era spesso chiamato il Cristo, pastore di anime, soprattutto nelle prime comunità cristiane. Il pedo è l’attributo delle alte gerarchie cattoliche episcopali, un pastorale alto e dritto sormontato da un crocefisso per il Papa, quale vescovo di Roma, con terminale a riccio per gli altri Vescovi. I Vescovi greco-ortodossi lo portano con un’asticella terminale variamente decorata. Il 4 ottobre 2001 la statua di San Petronio, realizzata dallo scultore Gabriele Brunelli per l'Arte dei Drappieri nel 1683, è stata ricollocata in piazza di Porta Ravegnana, davanti alle due torri, da dove era stata rimossa alla fine dell’Ottocento per motivi di traffico. In un primo momento la statua era priva del pastorale, poi, in seguito a numerose segnalazioni, una copia in resina di quello originale, molto pesante e che già era rovinato pericolosamente a terra in passato, è stata collocata quale necessario simbolo del Vescovo patrono della città. Durante le Crociate e fino al Cinquecento il bordone o baculo fu segno distintivo del pellegrino, che si recava in Terra Santa. Durante il medioevo il bastone tornò a essere simbolo di una carica; tipici quelli corti degli araldi; anche le donne ne adottarono di lunghi, spesso di canna, perché più leggeri, e ornati di nastri. Il bastone evidentemente è anche un simbolo fallico, soprattutto quando dritto termina con un pomolo; ecco perché probabilmente i nastri, oltre a soddisfare desideri di decorazione delle dame, li differenziavano da tale similitudine. Nel Rinascimento per le dame comparvero anche corti bastoni d’avorio, omaggio spesso regale e segno di particolare distinzione a corte. I Monarchi sfoggiavano bastoni lunghi dalla ricchissima decorazione d’oro, perle e gemme. Corti bastoncini d’avorio torniti, con sulla cima simboli araldici, erano distintivi dei potenti del Quattrocento. Nel Cinquecento diventarono di uso comune bastoni di canna, malacca o legno di palma, non solo da donna, e quelli più robusti e decorati da passeggio. Il pedometro era un bastone munito di un cursore, che ogni volta che era battuto a terra si spostava di una tacca contando i passi percorsi. Nascono anche i bastoni armati. I più comuni erano cavi e muniti di un micidiale spadino triangolare, quelli più complessi potevano essere corredati di uno stiletto e addirittura di una pistola e di un martello da guerra, contenuti nell’impugnatura. I più mirabili sono di costruzione tedesca. Sono sopravvissute impugnature d’avorio, che si distinguono per essere scolpite con soggetti laici, normalmente femminili, al contrario della scultura tradizionale, che era a soggetto prevalentemente religioso. Nel Seicento si diffuse il bastone da passeggio, propagandato dall’uso che ne fecero monarchi importanti come Luigi XIII e Luigi XIV. Quest’ultimo incrementò l’uso del bastone con pomolo d’agata ma guai a sfoggiarlo senza precisa autorizzazione in sua presenza; parimenti proibì l’uso di servirsi a corte di bastoni cavi come cerbottane per inviarsi messaggi amorosi. Le dame utilizzavano molto tali bastoni alti e dritti soprattutto per appoggiarvisi, mantenendo l’equilibrio reso precario dalla moda dei tacchi molto alti su strade normalmente mal tenute, ornandoli sempre di nastri e nappe nei colori della propria casata; per lo stesso motivo le attrici erano obbligate a usare il bastone, che oltre a favorirne l’equilibrio ne accentuava la gestualità. Si diffuse l’uso di mazze pesanti e riccamente ornate simbolo della delega del potere assoluto ai funzionari; d’esse sopravvive il ricordo nelle mazze che sono esposte alle inaugurazioni degli anni giudiziari. Dalla metà del secolo si praticò la tecnica del piquetè, consistente nel conficcare nel pomolo d’avorio chiodini d’argento, eseguendo disegni più o meno complessi. Grande successo ebbero i bastoni dotati di orologio, generalmente inserito nel pomolo, e quelli solari con meridiane di varia complessità. Un’altra tipologia, sempre di funzione pratica, serviva ad allontanare. I servi dei signori utilizzavano un bastone pesante, munito di una frusta estraibile con cui convincere anche i più recalcitranti a spostarsi al passaggio dei loro padroni. Gli scaccini erano invece gli aiuti dei sacrestani, incaricati di scacciare cani e mendicanti durante le funzioni con l’aiuto di bastoni semplici o ornati secondo dell’importanza della chiesa da proteggere.

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