SCHEDE TECNICHE

SCHEDE TECNICHE

Queste schede tecniche d’antiquariato sono state scritte dall’antiquario Pierdario Santoro

per la rubrica mensile edita sulla rivista “L’Informatore Europeo”. L’originale è corredato da foto e didascalie, qui non riportate.

Si ringrazia per la collaborazione la Professoressa Mara Bortolotto, perito d'Arte presso il

 

Tribunale di Bologna (www.peritoarte.it).

 

Gli orologi da persona, Terza parte. Dagli orologi fantasia della seconda metà del Settecento ad oggi.

Dalla seconda metà del Settecento inizia una produzione di orologi da persona, che tiene in gran conto il gusto estroso dell’epoca. Bisogna stupire sia con la complicazione dei meccanismi, sia con casse elaborate, sia con accessori stravaganti. Si sviluppa l’arte di fabbricare casse così dette di fantasia con le più svariate forme, sia per gli uomini che per le donne. Orologi a ciondolo, che si diffusero per lo più tra il Settecento e l’Ottocento. Il maggior centro di produzione fu Ginevra, seguito da Parigi. Riproducevano animali, fiori, frutti, strumenti musicali, cuori, ecc.; con splendide decorazioni in smalto, che contribuivano a renderli realistici. Gli orologi erano anche inseriti in oggetti di uso quotidiano, come bottigliette porta-profumo, borsette, coltellini, custodie per occhiali, ventagli, cannocchiali, ecc. Numerose sono le testimonianze di questo genere, con creatori rimasti assolutamente anonimi e altri famosi; tra tutti, si distinse in particolare Isaac Daniel Piguet (1775-1841), raffinato orologiaio che lavorò dapprima in società con Henry Capt (1802-1811) e successivamente con Philippe Samuel Meylan (1811-1828), due delle firme più prestigiose nella produzione ginevrina di orologi in smalto durante la prima metà dell’Ottocento. George Graham perfezionò lo scappamento a cilindro circa nel 1725, che non fu ampiamente utilizzato fino alla fine del XVIII secolo, quando i produttori svizzeri e francesi cominciarono ad usarlo per soddisfare la domanda di orologi più sottili e più eleganti. In Inghilterra persisterà a lungo l’uso del conoide, che non permette l’esecuzione di casse sottili, facendo perdere competitività nel settore degli orologi alla moda. La Francia al contrario raggiunse l’avanguardia tecnologica anche grazie a un orologiaio tecnicamente brillante, Abraham Louis Breguet, 1747-1816, nato a Neuchatel in Svizzera, ma che trascorse gran parte della sua vita lavorativa in Francia; cui si devono molte delle invenzioni e dei perfezionamenti presenti negli orologi meccanici. I movimenti degli orologi prodotti nel corso del Settecento, inclusi molti meccanismi complicati, ovvero automi sorprendenti, calendari perpetui e così via, adottano i miglioramenti tecnici necessari per ottenere prestazioni cronometriche. Nel 1685 da Thomas Tompion furono usate per la prima volta le ripetizioni nei meccanismi per orologi. Nel Settecento furono introdotte ripetizioni che suonavano i minuti ai quarti. Un notevole progresso in questo secolo è stata l'introduzione di cuscinetti in pietra. Nel 1704, Nicholas de Duillier, un matematico svizzero insieme a due lavoratori immigrati francesi, Peter e Jacob Debaufre, brevettò il procedimento di lavorazione di pietre, preziose, comuni (sia naturali che artificiali), di cristallo o di vetro, in modo che potessero essere impiegate come cuscinetti. Nel 1750 appaiono cuscinetti in pietra in orologi di alta qualità. I dipinti sono prevalentemente posti, dalla metà del secolo, sulle casse d’oro, traforate o incorniciati da un cerchio di brillanti. Dal terzo quarto del Settecento compaiono sovente le doppie casse, con controcassa liscia o rivestita da pelle di sagrì, ovvero di squalo, detta anche galuchat. Dal 1775 va generalmente in disuso la cassa sbalzata. Agli orologi fantasia si contrappongono quelli lisci di sobria eleganza, di cui il citato Breguet fu l’indiscusso maestro. Un capitolo a parte è quello dell’ora rivoluzionaria di cui abbiamo già parlato in una precedente scheda.

Il XIX secolo ha visto molti cambiamenti. Il calibro Lepine (in cui la lancetta dei secondi è posta separatamente sulla verticale che va dalle ore 12 alle ore 6) portò da circa il 1820 alla scomparsa, soprattutto in Francia ed in Svizzera, del conoide e del ponte traforato del bilanciere; anche se molti costruttori inglesi vi rimasero legati addirittura fino al 1880. L'uso dello scappamento a leva ha dato agli orologi una precisione mai avuta prima. Forse la realizzazione tecnica più percepibile è stata l'avvento dell'orologio automatico. Sempre al passaggio del secolo assistiamo alle prime produzioni propriamente industriali, soprattutto dei movimenti (sbozzi). Esemplare la storia dei francesi Japy, che già alla fine del 700’ producevano più di cento sbozzi per orologi da persona il giorno, giungendo già nel 1813 alla ragguardevole cifra di trecentomila pezzi l’anno, ed a ben ottocentomila complessivamente nel 1861; producendo da soli più dell’intera Svizzera. Bisogna rilevare che questa produzione fu resa possibile dall’introduzione di macchine molto efficienti e da una nuova organizzazione del lavoro. Il segreto del successo degli Japy risiedeva nell’autonomia lasciata agli orologiai in fase di rifinitura del movimento, che era prodotto non finito a basso prezzo, risparmiando sugli alti costi richiesti da tale rifinitura. Questi movimenti non erano perfettamente standardizzati; ed anche se molto simili non risultavano precisamente identici.

La standardizzazione (ovvero l’intercambiabilità dei componenti, con la conseguente possibilità di produzioni separate specializzate delle singole parti), introdotta nella produzione industriale, permise in tutti i campi l’enorme aumento produttivo sviluppatosi nel corso dell’Ottocento e segnò l’oggettiva linea di demarcazione tra l’oggetto industriale moderno e quello antico.

Con la Rivoluzione Industriale, il vapore, la fotografia, ecc, si resero necessari grandi quantitativi d’orologi. Lo sviluppo della meccanica non sarebbe stato possibile senza la ricerca relativa agli orologi meccanici e viceversa esso a sua volta favorì la produzione di questi. Si costituì una posizione di monopolio, che per molto tempo vide la Francia, l’Inghilterra, la Svizzera e l’America, quali unici rilevanti produttori d’orologi. In Italia bisognerà aspettare il 1877 perché Luigi Beccatelli impianti a Traversatolo (Parma) la prima fabbrica moderna d’orologi. Nel 1842 viene introdotta la regolazione dell’ora per mezzo della medesima rotella di carica, posta nel pendente, ad opera del francese Adrien Philippe (1815-90). Risale al 1865 la costruzione in Svizzera da parte di Georg Frederik Roskopf (1813-89) del suo celebre e diffusissimo orologio, solido ed economico, definito all’epoca l’orologio del povero. La produzione dal 1820 di pietre artificiali forate da usare come cuscinetti, ebbe la conseguenza di diffonderle da tale data anche in orologi non eccezionali. Sembra probabile che i primi orologi prodotti in America siano stati opera di Thomas Harland (1735-1807). Dopo la sua morte, Luther Goddard (1762-1842) acquistò alcuni orologi di sua proprietà, così come alcuni strumenti e nel 1809 iniziò a produrre orologi a Shrewsbury, Massachusetts. Altri due orologiai di fama, nella prima metà del secolo in America, furono i fratelli Pitkin, Henry (1811-1846) e James Flagg (1812-1870). Nel 1835 avevano sviluppato un orologio che speravano potesse essere prodotto commercialmente attraverso la standardizzazione delle parti in modo che fossero intercambiabili; anche così dovettero importare i quadranti, le lancette, le spirali, e altro. I fratelli non sono mai riusciti ad avviare una produzione di massa a basso costo per i loro orologi, che rimasero sempre più costosi di quelli importati. Dal 1850 inizia la produzione di orologi fatti a macchina grazie agli sforzi di Aaron L. Danimarca Dennison e Edward Howard.  Dennison è stato allievo di James Carey di Brunswick e dopo aver lavorato per un riparatore per alcuni anni aprì il proprio laboratorio, chiamato AL Dennison & Company, nel 1856. Purtroppo la società fallì nel 1857, principalmente a causa di una recessione. Aziende come la Waterbury (1880-1896) e Ingersoll si sono concentrate sulla produzione di orologi più economici. Questi orologi a buon mercato, e i prodotti della tecnologia, sono stati alla fine capaci di schiacciare il commercio conservatore dell’orologeria inglese. I produttori svizzeri sopravvissero alla concorrenza americana, adottandone i sistemi di produzione. Molti dei nomi eminenti che appaiono in orologi moderni di questo secolo: Jurgensen, Frodsham, Bonniksen, Vacheron, ecc. sono nati da questa crisi dell’Ottocento. Patek Philippe inventò nel 1868 l’orologio da polso femminile (anche se Breguet aveva già prodotto nel 1812 un orologio da polso per la regina Carolina di Napoli), determinando il progressivo disuso di quello da tasca. Anche se nel 1971 entra in commercio il primo orologio al quarzo, ricordiamoci che l’uomo è andato sulla luna con un orologio meccanico.

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