Cod: 229939
Tramonto sulla spiaggia - Attilio Pratella 1905 ca.
Autore : Attilio Pratella
Epoca: Novecento

Attilio Pratella (1856 - 1949)

Nacque a Lugo di Romagna il 19 aprile 1856 da Alessandro Pratelli e Giuseppa Verlicchi. Frequentò il collegio Trisi, dove ebbe come professore di disegno il pittore Ippolito Bonaveri, amico di Telemaco Signorini. Nel 1876 cambiò il cognome in Pratella, analogamente al fratello Francesco, padre del musicista futurista Francesco Balilla Pratella. Grazie a una borsa di studio si iscrisse all’Accademia di belle arti di Bologna, dove approfondì lo studio del disegno e della composizione (1877-78). Nel 1879 con Pietro Fragiacomo soggiornò a Venezia, dove visitò lo studio di Giacomo Favretto e apprese la maniera vibrante e briosa di Mariano Fortuny ed Ernest Meissonier. Con una seconda borsa di studio del lascito Campagnoli nel 1880 raggiunse Napoli, dove seguì un corso di perfezionamento alla scuola di Filippo Palizzi presso l’Accademia di belle arti diretta da Morelli ed ebbe come compagni di studio Renzo Corcos e Vincenzo Migliaro. Per mantenersi iniziò a dipingere macchiette turistiche per la bottega di Masto Peppe (Giuseppe Massa), realizzando vedute e scene popolari. Accanto a questa produzione più commerciale, sviluppò una ricerca volta all’interpretazione penetrante del vero, in sintonia con il naturalismo della scuola di Resina. Alle Promotrici napoletane, dove espose con continuità dal 1881 al 1922, si distinse con una pittura di macchia particolarmente attenta alla resa dei fenomeni luminosi, come testimonia, sin dal 1882, il ricorrere nei titoli della parola «impressione». Dopo avere collaborato con l’antiquario Charles Varelli, per il quale eseguì imitazioni di porcellane di Capodimonte, iniziò a lavorare come decoratore di ceramiche nella fabbrica di Cesare Cacciapuoti. Di ispirazione verista sono le raffigurazioni di zone popolari della città e del molo, dove sostavano gli emigranti prima di imbarcarsi per l’America: opere a metà strada tra indagine topografica e sociale, con le quali Pratella si affermò anche fuori Napoli, partecipando nel 1887 alla VI Esposizione nazionale artistica di Venezia e nel 1889 alla Permanente di Milano. Nel 1887 Pratella sposò Annunziata Belmonte, dalla quale ebbe cinque figli: Fausto (1888-1964), Ugo (1890-1978), Paolo (1892-1980), Eva (1897-1996) e Ada (1901-1929), tre dei quali (Fausto, Paolo e Ada) avrebbero seguito le orme paterne. Trasferitosi con lei al Vomero, dove abitava l’amico Giuseppe Casciaro e dove presto si raccolse una colonia di artisti, realizzò vedute e paesaggi vicini al Giuseppe De Nittis preparigino per finezza di ricerca tonale e rigoroso impianto compositivo. Si ricorda Impressione di vento (noto anche come Vento o Una giornata di vento al Vomero, riprodotto in Attilio Pratella, 2007, p. 133, n. 13). Opera, questa, che decretò il successo di Pratella al Salon parigino nel 1895 e gli guadagnò l’invito a far parte della Società degli artisti francesi. Nonostante le difficoltà economiche causate dall’interruzione della collaborazione con Cacciapuoti, Pratella iniziò a esporre a Berlino e tornò al Salon parigino nel 1899. Mentre sue opere apparivano alla LVII Promotrice di Torino (1898, Strada al Vomero) e alla IV Triennale d’arte di Brera (1900, In marzo), Pratella fu a San Pietroburgo (1898, 1902), nel Principato di Monaco (1900), tra il 1903 e il 1905 in Bosnia (Paesaggio di città e Porto, Mosca, Museo Puškin), a Monaco di Baviera (1905). Nel 1902 fu nominato professore onorario dell’Accademia di Napoli. Dal 1903 al 1908 partecipò alle mostre dell’Associazione acquerellisti a Roma e alla Biennale veneziana fu presente a più edizioni con ricerche paesaggistiche indirizzate verso un’espressione rapida e concisa, ricca di effetti argentei e trasparenze atmosferiche, ma fondata sulla pratica di un disegno dal vero puntuale, che conferiva alle scene una certa solidità dei piani. Nel 1910 fu all’Exposición internacional de arte di Buenos Aires e nel 1911 a Barcellona. Dopo la morte prematura della figlia Ada si isolò in una pittura franta di ampie e nette campiture e alla VII Esposizione d’arte del sindacato interprovinciale campano del 1937 Pratella farà la sua ultima apparizione pubblica. Suoi dipinti comparvero però nei cataloghi delle collezioni italiane d’arte moderna pubblicati tra il 1929 e il 1941, a partire da quello firmato da Enrico Somarè (1929) sulla raccolta Vallecchi venduta all’asta presso la galleria Bardi a Milano. Morì il 28 aprile 1949 a Napoli nella sua casa in piazza Aniello Falcone, dove si era trasferito all’inizio degli anni Venti.